Ayurveda e lo Yoga delle erbe

Ayurveda e lo Yoga delle erbe

 Di Gabriele Gailli

“Esam bhutanam prthvi rasha, prthivya apo raso pam osadhayo rasa, osadhayo rasa, osadhinam puruso rasah.”
Chandogya Upanisad I.1.2.

L’essenza di ogni creatura vivente è la terra. L’essenza della terra è l’acqua. L’essenza dell’acqua sono le piante. L’essenza delle piante è l’essere umano.


Ayurveda è l’unione tra filosofia, scienza e metafisica e di conseguenza l’erboristeria ayurvedica non è conoscere le piante, ma “capirle”. Comprendere la natura intorno a noi è conoscersi. Viviamo nel nostro piccolo pianeta senza accorgerci che incessantemente tutto intorno a noi respira, la terra, le piante, gli animali, ogni cosa emette e riceve nutrimento e tutto si mantiene in equilibrio. In questa armonia perenne il terapeuta ayurvedico seleziona le sostanze che, grazie alla scienza in suo possesso, diverranno farmaci. In India il termine che designa le piante è osadhi che letteralmente significa “il crogiolo di mente (dhi) in cui avvengono le trasformazioni (osa). In realtà potremmo dire che tutto ciò che compone l’universo è osadhi. Le piante trasformano la luce del sole in nutrimento ed energia; questo processo si rivela per analogia dentro di noi quando riveliamo la nostra luce interiore, atman, il nostro sole. Le piante sono come i pezzetti di un puzzle che, intero, rappresenta tutto il mondo esteriore che a sua volta si rispecchia nell’essere umano. In questo modo ogni pianta rappresenta delle funzioni vitali e una volta assunta può rivitalizzarle, rinvigorirle, risvegliarle. Per gli antichi ogni pianta era un aspetto del divino e poteva avere una funzione simbolica, per esempio, in India, ogni casa deve avere sul balcone un vaso di tulsi, il basilico indiano, perché scaccia le influenze negative, ma naturalmente con il basilico si producono anche potenti rimedi e ottimi oli da massaggio.
La conoscenza delle piante secondo l’Ayurveda non viene da una sperimentazione che comporterebbe un distacco tra l’osservatore e la pianta, ma da una vera e propria pratica di osservazione, uno yoga delle erbe, basata non sui contenuti chimici ma sui valori di archetipo.