Integrare Yoga e Ayurveda di Gabriele Gailli

Integrare Yoga e Ayurveda

I dosha che influenzano il corpo fisico sono il ritratto di ciò che la mente ha creato di noi. Ad un livello più sottile -

quello su cui interviene direttamente lo Yoga, le valutazioni sono leggermente diverse. Infatti, i cinque

elementi che formano il corpo sono resi vitali dalla azione del corpo sottile. In questo piano, secondo il

Tantra, le essenze di cui tenere conto sono tre: Prana, Tejas e Ojas. Quando Prana, il respiro, è

equilibrato, il corpo è leggero e pulito, i movimenti sono sciolti, c’è vitalità e capacità di discernimento.

Il Tejas equilibrato permette di non soffrire il freddo, rende la pelle e gli occhi luminosi, chiarezza di

idee. La ragione porta a prendere decisioni anche difficili con coraggio e sicurezza, senza paura,

soprattutto aumenta la libertà dalle emotività causate dalla dipendenza degli aspetti emotivi. Ojas in

equilibrio si manifesta con forte resistenza e un sistema immunitario forte, la mente è salda, solida. Si

prova amore e devozione.

In eccesso i dosha sottili si manifestano in questo modo:

Prana: scarso o inesistente controllo mentale ed emotivo, sensorio e motorio. Tremori e mancanza di

radicamento, ansia, palpitazioni, mente instabile, insonnia e inspiro prevalente.

Tejas: ipercriticità, delirio, mal di testa, bruciori. Irritabilità e forti collere. Persone manipolatrici che

vogliono dominare gli altri. Sempre critici e negativi, paranoici.

Ojas: autocompiacimento e mente lenta e ottusa. Il suo eccesso non porta grandi problemi nella persona

a parte la staticità.

Quando sono carenti:

Prana, respiro corto e veloce. Corpo pesante e pigrizia. Scarso entusiasmo e demotivazione, passività e

nostalgia eccessiva. Non si lascia entrare nuova energia nella vita, la mente è dominata dai ricordi e dal

passato.

Tejas: corpo freddo, pelle pallida e occhi spenti. Percezioni alterate o offuscate. Poca chiarezza mentale.

Debolezza nel prendere decisioni. Timidezza e incapacità di fare tesoro delle esperienze. Incoerenza e

scarsa concentrazione.

Ojas: sistema immunitario debole, mente e emotività instabili. Sensibilità alla luce e ai rumori. Ansia,

impazienza, insonnia. Incoerenza e confusione.

Tejas e Prana in eccesso seccano la fluidità di Ojas squilibrandolo.

Lo Yoga può equilibrare i dosha sottili con pratiche mirate, ma è soprattutto l’attitudine mentale al

miglioramento a dare equilibrio nella pratica.

Per equilibrare Prana: pranayama, asana e pratyahara. Nada Yoga, lo Yoga del suono.

Per equilibrare Tejas: Mantra Yoga, trataka, Pranayama.

Per equilibrare Ojas: Bhakti Yoga, brahmacharya.

La cosa migliore è cercare di sviluppare tutti e tre i dosha sottili, questi, infatti, si sostengono l’un l’altro.

Ojas si mantiene soprattutto con un’alimentazione equilibrata, Tejas con l’uso di mantra appropriati e

meditazione, Prana con il pranayama. Le pratiche dello Yoga funzionano solo se disponiamo di

sufficiente Ojas; molti pranayama stimolano Prana e Tejas, la gestione degli effetti collaterali di molte

pratiche avanzate dipende da questo. Secondo l’Ayurveda le tipologie vata e pitta sono carenti di Ojas e

quindi dovrebbero essere riequilibrate prima di creare effetti indesiderati dalle pratiche.

Il legame tra Yoga e Ayurveda, che sono scienze complementari, appare più evidente. Un programma

ayurvedico ristabilisce il giusto equilibrio psicofisico per intraprendere la via del samadhi. Lo Yoga, con

programmi adattati alla natura della persona, porta al samadhi.

Così quando il cercatore vuole incrementare Prana dovrà scegliere erbe amare come il Brahmi, il triphala,

per la buona metabolizzazione del prana del cibo. Spezie come la menta, il coriandolo, il prezzemolo.

Inserirà nella dieta insalate, oli aromatizzati, tisane rinfrescanti e astringenti. Assumerà la giusta quantità

di liquidi, specialmente acqua di sorgente. Se il Prana è in eccesso, cercherà di mangiare più cibi dal

sapore dolce, ghee, noci, mandorle. Potrebbe portare collane, mala o anelli con pietre come lo zaffiro blu

o lo smeraldo. Con il massaggio, specialmente alla testa, con olio di sesamo, potrà ristabilire il giusto

equilibrio. Prima della pratica di yoga dovrebbe cantare dei mantra, come quello dell’armonia. Inserendo

pranayama come bastrika, ujjay, brahmari e chandra bedhana, col tempo, potrebbe inserire i bandha. Serie di

asana come Suryanamaskara, possibilmente con i mantra. L’assorbimento nel suono interiore e la

meditazione con mantra come so ham o hamsa.

Tejas è l’essenza della parola, del mantra, e parlare chiaramente, senza falsità o doppi fini, incrementa

Tejas, il fuoco spirituale. Ecco perché le tipologie pitta sono generalmente buoni oratori in pubblico. Il

pettegolezzo, la falsità, le critiche infondate o gratuite, anche la severità innalzano Tejas. Parlare con

dolcezza e gentilmente lo mantengono al livello adeguato. Ogni volta che sentiamo parlare qualcuno

riceviamo cibo per Tejas. Buddhi, è la facoltà della nostra mente che permette di comprendere ciò che

udiamo. Le parole si trasformano in azioni e queste determinano il karma individuale. Praticare mantra

come hum, legato alla potenza ignea di Shiva può aumentare Tejas. Anche il silenzio, nella sua versione

più yogica cioè totale assenza di dialogo verso l’esterno e soprattutto verso l’interno, aumenta Tejas. Il

calamo, in sanscrito vaha, parola, è la pianta per aumentare Tejas secondo l’Ayurveda. In generale tutte le

piante dal sapore piccante come il basilico, il pepe nero e lungo, la salvia o l’alloro vanno bene. Le

pietanze dovranno assumere il potere caldo, quindi cucinare aggiungendo zenzero, coriandolo, 

il prezzemolo.

Inserirà nella dieta insalate, oli aromatizzati, tisane rinfrescanti e astringenti. Assumerà la giusta quantità

di liquidi, specialmente acqua di sorgente. Se il Prana è in eccesso, cercherà di mangiare più cibi dal

sapore dolce, ghee, noci, mandorle. Potrebbe portare collane, mala o anelli con pietre come lo zaffiro blu

o lo smeraldo. Con il massaggio, specialmente alla testa, con olio di sesamo, potrà ristabilire il giusto

equilibrio. Prima della pratica di yoga dovrebbe cantare dei mantra, come quello dell’armonia. Inserendo

pranayama come bastrika, ujjay, brahmari e chandra bedhana, col tempo, potrebbe inserire i bandha. Serie di

asana come Suryanamaskara, possibilmente con i mantra. L’assorbimento nel suono interiore e la

meditazione con mantra come so ham o hamsa.

Tejas è l’essenza della parola, del mantra, e parlare chiaramente, senza falsità o doppi fini, incrementa

Tejas, il fuoco spirituale. Ecco perché le tipologie pitta sono generalmente buoni oratori in pubblico. Il

pettegolezzo, la falsità, le critiche infondate o gratuite, anche la severità innalzano Tejas. Parlare con

dolcezza e gentilmente lo mantengono al livello adeguato.

Ogni volta che sentiamo parlare qualcuno

riceviamo cibo per Tejas. Buddhi, è la facoltà della nostra mente che permette di comprendere ciò che

udiamo. Le parole si trasformano in azioni e queste determinano il karma individuale. Praticare mantra

come hum, legato alla potenza ignea di Shiva può aumentare Tejas. Anche il silenzio, nella sua versione

più yogica cioè totale assenza di dialogo verso l’esterno e soprattutto verso l’interno, aumenta Tejas. Il

calamo, in sanscrito vaha, parola, è la pianta per aumentare Tejas secondo l’Ayurveda. In generale tutte le

piante dal sapore piccante come il basilico, il pepe nero e lungo, la salvia o l’alloro vanno bene. Le

pietanze dovranno assumere il potere caldo, quindi cucinare aggiungendo zenzero, coriandolo,

cardamomo, finocchio, basilico, curcuma, zafferano. Oltre al silenzio anche il digiuno può essere utile

per riequilibrare Tejas, sarà importante integrare con tè e tisane di zenzero, cannella e calamo, il digiuno

però deve essere praticato solo con Ojas forte. Il ghee e lo zucchero integrale aiutano a moderare gli

effetti di una pratica troppo intensa come. I massaggi dovrebbero essere sempre fatti con oli dal potere

freddo come quello di cocco. Il corallo rosso è utile per aumentare Tejas, come il rubino e l’occhio di 

gatto. Nella meditazione si deve sviluppare la ricerca e la discriminazione, la capacità di distinguere tra il

reale e l’irrealtà sviluppando lo Yoga della conoscenza. Come forma più esteriore, fissare lo sguardo su

una fiamma, tratak, è una buona pratica, ma il tratak interno, l’osservazione di un punto luminoso tra le

due sopracciglia, ad esempio, è molto più intenso. Alcuni pranayama come kapalabhati aumentano il

fuoco interiore quindi devono essere fatti con cautela. La pratica migliore è il sacrificio sul fuoco

interiore.

Ojas è legato principalmente all’elemento acqua, è il più materiale dei tre, è l’essenza del cibo. Quindi

per aumentarlo non servono meditazioni ma cibo e buoni sentimenti. La modestia, la compassione, la

tolleranza e più di tutto la compassione sono le virtù da coltivare. Per stabilizzare Ojas serve la

concentrazione sul guru o sulla divinità prescelta. I canti praticati nel Bhakti Yoga, aumentano la

percezione della divinità interiore, l’abbandono e l’estasi. Anche lo Yoga del servizio disinteressato

aumenta Ojas. La pratica più importante per sviluppare Ojas è il Brahmacharya, il controllo della forza

sessuale. Tra i cibi per incrementare Ojas il latte e i suoi derivati occupano la posizione prevalente. I cibi

dolci, il miele, mandorle e sesamo, riso e pasta aumentano Ojas. Tra i rimedi ayurvedici, oltre

all’ashwagadha, troviamo anche il Chyavanaprasha. Nel cibo si aggiungono cipolle e aglio. Le spezie

piccanti tendono ad asciugare Ojas. Il sonno è molto importante per non dissipare Ojas. Indossare pietre

come lo zaffiro giallo, il diamante, il cristallo e la perla. Per non disperderlo si devono evitare sbalzi

emotive, le tensioni e l’agitazione, il caldo eccessivo, i rumori forti e la sovraesposizione sociale.

Tutti questi elementi compongono un quadro completo in cui salute e pratica spirituale si fondono

nella vita quotidiana. La scelta degli elementi che comporranno sadhana, la pratica spirituale, sarà quindi

indirizzata al riequilibrio di tutti questi aspetti. Quando si perfeziona uno di questi elementi, anche gli

altri giungono alla perfezione. Il primo banco di prova è nella pratica personale, questa implica la

conoscenza di sé. Conoscere se stessi è il primo passo, imparare a conoscere il mondo circostante e le

leggi che governano questo universo sono la missione dello yogi.