Lo Yoga del cibo

Di Gabriele Gailli

yogi e ricercatore, blogger per la terra dei Budda direttore di jiva centro Yoga a Firenze e Fiesole

Lo Yoga è sempre più in voga in occidente e sono in molti che, pur praticandolo con regolarità, non sanno che non è solo una bella ginnastica indiana ma sopratutto un sentiero spirituale. La scienza yogica è ricca di suggerimenti per migliorare la qualità della vita di ognuno di noi. Per quanto riguarda il cibo vengono seguite le indicazioni dell’Ayurveda, nella vita quotidiana infatti l’alimentazione ayurvedica provvede a regolare senza sacrifici il nostro benessere. Se volete andare in un ashram, un luogo speciale in cui, al riparo dal caos della vita quotidiana, staccare la spina e praticare indisturbati, allora dovrete seguire un’alimentazione più adatta. Si tratta di un modo diverso di mangiare, catterizzato da cibi leggeri che si digeriscono bene, senza molte spezie. Non viene usato aglio, per via delle sue note proprietà afrodisiache per non distrarre dalla placida attività contemplativa. Le pietanze sono sempre vegetariane. A dire il vero lo Yoga non proibisce direttamente la carne, ma visto che una delle sue peculiarità è l’ahimsa, la non violenza, si pensa che mangiando la carne di un essere vivente se ne assorba la sofferenza e il karma. E quindi a orari prestabiliti e in silenzio, si mangiano lenticchie, riso, verdure di stagione cotte e pani di vario genere, roti, papadam, chapati. All’Ashram Sadhana Mandir, dove vado quando sono in India, al sabato a pranzo vengono cotti un gran numero di papadam che poi vengono dati ai sadu, gli yogi che girano da un luogo sacro all’altro. Si beve acqua calda al mattino e té nero, il Kali chai, o il chai classico, cotto nel latte e speziato. Mangiare in silenzio e con lentezza, permette di gustare meglio il cibo. Si mastica lentamente, riempiendo di consapevolezza un atto quotidiano per rendere l’alimentazione un momento pienamente yogico. È consigliato mangiare senza esagerare, riempiendo lo stomaco per due terzi circa, per facilitare la digestione e non appesantirsi. Al termine si lavano i piatti in lavatoi comuni, tutti insieme, monaci, visitatori e i vari maestri. Dopo il pranzo al fresco dell’ombra di qualche albero si riposa e si chiacchera. Nelle ore fresche si continuerà a praticare. Si cena presto all’Ashram, con zuppa e verdure poco speziate seguite da frutta fresca. Alla fine si sperimenta una nuova consapevolezza alimentare, diventa difficile e strano entrare in un ristorante affollato e rumoroso. Si comprende quanto è superficiale il rapporto con il cibo nella pazza società in cui viviamo. Nel silenzio si assapora completamente il gusto delle pietanze, permettendo una digestione migliore. L’ideale per nutrirsi lasciando leggera la mente. Mangiare yogicamente nutre il corpo e lo prepara per nutrire la mente con la pratica meditativa. 

Gabriele Gailli